Il momento più felice della mia vita


Chiunque abbia un debole per la bicicletta, ma anche chi sembra essere ancora incerto nei rapporti con la dueruote, potrebbe dare una scorsa a La bicicletta. Dicono di lei. Pedalate d’autore, la nuova guida letteraria di Elleboro Editore, ormai in libreria da circa un mese. Pagine e pagine di citazioni di scrittori, poeti e artisti, e mappe, fotografie e immagini: perdersi nella lettura è veramente facile con La bicicletta, anche perché la guida letteraria ripercorre la storia italiana del Novecento, rivivendola da una prospettiva davvero singolare, dall’alto di un sellino.la bicicletta. dicono di lei. pedalate d'autore - elleboro editore

Ed Elleboro Editore, colpo di pedale su colpo di pedale, ha macinato un numero cospicuo di chilometri, partendo dall’Emilia-Romagna e tracciando un arco che arriverà sino in Piemonte, con nel mezzo il Veneto, il Friuli, e la Lombardia. 

Di prim’ordine, naturalmente, la compagnia: in Emilia-Romagna La bicicletta ha incontrato Cesare Zavattini, lo sceneggiatore, guarda caso, di Ladri di biciclette, il quale ci ha tenuto a precisare che «si potrebbe fare un ritratto dell’Emilia parlando delle biciclette; anche se ce ne sono in tutto il mondo, sembra qui la loro sede naturale, nella Bassa padana dove all’improvviso arrivano da una carraia o da un portone. E anche da sola, spiccando sugli argini contro il cielo, assume forza di un simbolo locale come la luna bassa», e ancora, «uno può lasciare la sua bicicletta anche una notte intera all’addiaccio, i furti sono più che rari in quanto una bicicletta dal suo proprietario e dai familiari e amici è riconosciuta da lontano come una faccia». E in Emilia-Romagna, oltre a Zavattini, in ordine sparso Alfredo Oriani, Olindo Guerrini, Giovanni Pascoli, Alfredo Panzini, Federico Fellini, Dino Campana, Giovanni Guareschi, Giorgio Bassani, Riccardo Bacchelli, Gianni Celati, e tutti i luoghi in cui hanno vissuto o magari sostato solo per qualche tempo, raccontandoli, trasfigurandoli, rigorosamente, è ovvio, con le braccia chine sui manubri della dueruote.straparole - zavattini

Ripreso quindi fiato, e forte delle sensazioni suscitate dalle voci di simili firme, La bicicletta. Dicono di lei. Pedalate d’autore riprende il suo viaggio, e in men che non si dica sbarca in Veneto, puntuale all’appuntamento con Goffredo Parise, che non fatica a confidarsi e narra, attraverso i personaggi de Il prete bello, della sua infanzia, «nelle ore meno fredde del pomeriggio ci si allenava sul viale della Stazione: scoprimmo così che nessuno dei due arrivava con le proprie gambe dalla sella ai pedali; allora si risolse il problema infilando una gamba nel telaio, appesi al manubrio da un lato, ma successero litigi, malcontenti e risse perché il turno di uno veniva a risultare sempre più breve di quello dell’altro. Escogitammo allora un altro sistema; quello di far girare un pedale a testa, entrambi appesi ai due lati della bicicletta. Cena sudava e anch’io sudavo ma la bicicletta era lì, con noi; il nostro alito si condensava nell’aria, si perdeva nei viali deserti o gelati dove la bicicletta correva solitaria. Che  bella bicicletta, la Bianchi!». E come se Parise non bastasse, in preda all’entusiasmo La bicicletta ha percorso il Veneto in lungo e in largo, e sempre nella zona di Vicenza e dei colli Berici ha ascoltato anche Guido Piovene e Luigi Meneghello, si è persa poi nella contemplazione dei colli Euganei con le descrizioni che Francesco Petrarca, Ugo Foscolo e Percy Shelley fecero di quei luoghi, e lungo il Piave le è sembrato di assaporare le esperienze di Ernest Hemingway durante la prima guerra mondiale, la spensieratezza di Giovanni Comisso e Andrea Zanzotto, oltre che la delusione di Giuseppe Berto, che da ragazzino ebbe in regalo sì una bicicletta, ma da donna.parise - il prete bello

E poco più su, in Friuli, Pier Paolo Pasolini, e dopo il Piave ancora un fiume, il Tagliamento, dove l’autore de I ragazzi di vita, insieme al cugino Nico Naldini, trascorse buona parte della sua giovinezza, dalla quale attinse per il suo primo romanzo, Il sogno di una cosa, «Ma la corsa in bicicletta e l’aria fredda della notte anziché riordinare le idee non fece altro che ubriacarli ancora di più. “Queste puttane di biciclette!” urlava il Nini vedendo che la sua sbandava continuamente verso il ciglio della strada, però senza mai superarlo. Sotto la luce lunare che sfavillava nelle praterie, essi correvano urlando come diavoli, solo un po’ scontenti forse che non ci fosse nessuno a sentirli: infatti la strada che da San Daniele sboccava nella Venezia-Udine poco sotto Codroipo è la più deserta di tutto il Friuli». Quella di Pasolini per la dueruote fu un’autentica passione, condivisa con il cugino, che in poche battute, nel film In un futuro aprile. Il giovane Pasolini, restituisce la cifra di quei giorni, «se lui prendeva la bicicletta, aspettava che io prendessi la mia, una biciclettina più piccola, e si andava al Tagliamento, i primi tempi, e poi, negli anni successivi, in giro per le balere, le feste di campagna. È stato il momento più felice della mia vita. Un giorno, tornando da un paese che si chiamava Malafesta, quindi in pieno García Lorca diciamo, eravamo così felici, tornando a casa, di quello che ci era successo, delle amicizie che avevamo fatte con i ragazzi contadini del posto eccetera, che lui dice: “Siamo vicini al Tagliamento, andiamo nel greto e ci tagliamo le vene”».il sogno di una cosa - pasolini

E con un carico non da poco di suggestioni, del resto inevitabili con Pasolini, La bicicletta si spinge verso ovest, in Lombardia, zigzagando tra i versi di Vittorio Sereni e Luciano Erba, che nel ciclismo percepiscono oltre che un fenomeno sociale anche un’occasione di riscatto, come ne Il dio di Roserio di Giovanni Testori, «poi, nel mezzo di quel giallo, si stampò la foto della sua faccia “Eccu. Ciapa anca quest, bruta troia! Ciapel!” Sopra la foto, il nome: Pessina Dante: e sotto il nome, tra virgolette: “Il dio di Roserio”. Ecco». Pessina vince la più importante gara della stagione, l’Olona, soprattutto per trionfare sul peso della propria coscienza, dopo aver provocato, durante una precedente corsa, la Milanese, la caduta del gregario che cercava di superarlo. Ben altro scontro è quello che invece vede protagonista Enne 2, il partigiano di Uomini e no di Elio Vittorini, una lotta in un duplice campo, la Resistenza e l’amore, «Mise la testa sulla spalla di Enne 2, e pianse sulla sua spalla. Chi passava li vedeva: l’uomo che teneva la bicicletta con una mano, lei che piangeva sulla sua spalla; ed era gente di ritorno dai morti, non se ne stupiva. il dio di roserio - giovanni testori - elleboro editoreQuando finì, Berta chiese: “Non mi prendi in canna?” Egli montò sulla bicicletta e la prese in canna. “Ti stancherai” le disse. […] Andarono un pezzo per morte strade; di dentro Porta Romana verso la cerchia dei Navigli, e poi sulla cerchia dei Navigli, verso San Lorenzo, verso Sant’Ambrogio, verso le Grazie, sempre per morte strade, tra case distrutte, nel sole di foglie morte dell’inverno».

Le sofferenze di Enne 2 furono anche quelle di Cesare Pavese e Beppe Fenoglio, un dettaglio tutt’altro che irrilevante che La bicicletta. Dicono di lei. Pedalate d’autore non poteva trascurare… E allora dalla Lombardia in Piemonte, nelle Langhe, con Pavese e La casa in collina, «già in altri tempi si diceva la collina come avremmo detto il mare o la boscaglia. Ci tornavo la sera, dalla città che si oscurava, e per me non era un luogo tra gli altri, ma un aspetto delle cose, un modo di vivere […] e le strade formicolavano di gente, povera gente che sfollava a dormire magari nei prati, portandosi il materasso sulla bicicletta o sulle spalle, vociando e discutendo», e con Fenoglio e Il partigiano Johnny, «Diego era stato alla canonica, rientrò scuotendo la testa. – Lo sapevo da prima, ma ho voluto tentare. Il mio parroco si rifiuta. Ha settanta anni e veramente non può andare fino ad Alba senza mezzo. Dice di rivolgersi al curato di Mango, è giovane e sa andare in bicicletta per tanti kilometri. […] Gatto tornò con il sì del curato, era lieto di giovare a Ettore, aveva ormai una praticaccia di cambi, gli ufficiali fascisti lo riconoscevano a grande distanza e sarebbe sceso in città in bicicletta domani stesso». Nel Piemonte che è naturalmente anche la terra di Italo Calvino e Primo Levi.

Un percorso, quello de La bicicletta, che può essere intrapreso anche a ritroso, o a caso, partendo da chissà dove, forse fermandosi, arrivando magari in qualche luogo, se capita… Sempre che se ne senta il desiderio: la nuova guida letteraria di Elleboro Editore non obbliga a seguire un’unica via, se mai asseconda gli slanci dello spirito, che tra le tante e tante pagine, de La bicicletta. Dicono di lei. Pedalate d’autore, possiamo garantirlo, avrà di che bearsi.

Buona lettura!

 

Antonio Scerbo


Condividi!

Follow Us on Instagram

This error message is only visible to WordPress admins

Error: No connected account.

Please go to the Instagram Feed settings page to connect an account.

via di Gaibola 17/3 40136 Bologna
p.iva 03646591200