Permette che l’accompagni?


Non bisogna rifarsi esclusivamente a una guida turistica per visitare Ferrara, soprattutto se si considera che i romanzi di Giorgio Bassani descrivono la città estense così bene da rasentare la perfezione. Certo, portarsi in viaggio libri e libri non è poi il massimo della comodità, ma a dirla tutta potrebbe bastarne uno solo: La bicicletta. Dicono di lei. Pedalate d’autore, la nuova guida letteraria di Elleboro Editore, disponibile in libreria.la bicicletta. dicono di lei. pedalate d'autore - elleboro editore

Con La bicicletta si corre però il rischio di perdersi nelle pagine piuttosto che nella contemplazione di Ferrara: le citazioni dalle opere di Bassani stornano dalla realtà, e affascinano forse proprio perché lo scrittore nato a Bologna non manca mai di far pedalare i suoi personaggi.

Sia come sia, Bassani può essere definito il cantore di Ferrara, almeno nella misura in cui non c’è via, piazza o palazzo della città detta anche della bicicletta che sfugga alla sua conoscenza: il giardino dei Finzi-Contini, per quanto immaginario, viene infatti collocato da Bassani in un posto reale, in fondo a corso Ercole d’Este I, e lo stesso dicasi per i personaggi dei suoi romanzi, per il tratteggio dei quali lo scrittore sembra aver attinto a persone realmente esistite, la piccola borghesia ebraica del ghetto, uomini e donne che erano soliti muoversi naturalmente in bicicletta. E in effetti il protagonista de Il giardino dei Finzi-Contini pedala senza soluzione di continuità, con l’amico Giampi Malnate, «usciti dalla fiaschetteria, avevamo attraversato il Listone semideserto, risalito San Romano, per ritrovarci infine a camminare senza una meta precisa in via delle Volte.il giardino dei finzi contini - giorgio bassani Priva di marciapiedi, il ciottolato pieno di buche, la strada appariva anche più buia del solito. Mentre avanzavamo quasi a tentoni, e con l’unico aiuto, per dirigerci, della luce che usciva dai portoncini socchiusi dai bordelli, Malnate aveva attaccato come d’abitudine qualche strofa del Porta», per il ghetto, le mura e la villa dell’amata Micol, «divisi dalla bicicletta al cui manubrio mi aggrappavo spasmodicamente, ci incamminammo in direzione della Magna Domus, alta e scura nell’aria piena di zanzare e di pipistrelli del tramonto estivo. Tacevamo. […] Io pedalavo lungo il viale d’ingresso, nell’oscurità e nella nebbia, come se di lì a poco mi aspettassi di rivedere lei e soltanto lei».

E a colpi di pedale si muove anche lo studente ebreo di lettere, l’io narrante de Gli occhiali d’oro, che, di ritorno a Ferrara dopo le vacanze, salta immediatamente in sella, «l’improvvisa frenesia dalla quale ero stato preso nello stesso istante in cui, dal treno, avevo visto spuntare all’orizzonte le torri e i campanili di Ferrara, non mi aveva poi consentito altri indugi. Alle due e mezzo già filavo in bicicletta lungo le Mura degli Angeli».

La bicicletta è una presenza costante anche nelle Cinque storie ferraresi, la raccolta di racconti di Bassani pubblicata nel 1956. Più nello specifico, in Lida Mantovani, la madre della protagonista ricorda un amore del passato, capace di percorrere i 60 chilometri tra Massa Fiscaglia e Ferrara pur di incontrarla. Ne La passeggiata prima di cena, Elia Corcos si trova sulla sua bicicletta nel momento in cui conosce quella che diventerà sua moglie, «buona sera, signorina – aveva sussurrato la voce – permette che l’accompagni?”. La frase fu questa, o, come si diceva, pressappoco questa.ferrara - bicicletta - elleboro editore A pronunciarla, e a trattenere subito dopo Gemma Brondi in una conversazione che forzava gli sguardi di lei a evitare quelli pungenti e nerissimi del suo interlocutore, era stato un giovanotto sui trent’anni, vestito di scuro, con le mani strette alle manopole di una pesante bicicletta Triumph: un giovanotto dal volto emaciato su cui spiccavano lenti cerchiate d’argento, a stanghetta, e baffi, spioventi».

In Una lapide in via Mazzini, Geo Josz, reduce dal campo di concentramento, trova sollievo al suo dolore osservando le cicliste proprio lungo la via del titolo, mentre ne Gli ultimi anni di Clelia Trotti due innamorati raggiungono in bicicletta la spianata della Certosa, e tanto basta a incantare Bruno Lattes, il personaggio principale del racconto.

Ne La lunga notte del ’43 la moglie del farmacista Bruno Barillari sfoga in bicicletta la sua voglia di vivere, «e sebbene avesse ormai quasi trent’anni, e, formosa come era, ne dimostrasse anche di più, prese di nuovo a girare in bicicletta come da ragazza, quando si tirava dietro i compagni di scuola più fitti delle mosche, e in città erano ancora numerosi quelli che se ne ricordavano».cinque storie ferraresi - giorgio bassani

A ben vedere in Giorgio Bassani la bicicletta è via di fuga, alternativa al ripetersi sempre uguale dei giorni, all’asfissiante quotidianità. Si cerca una via che vada oltre il ghetto, che superi le leggi razziali, per giungere, pur non avendo una meta, in luoghi che diano respiro all’animo: Bassani descrive Ferrara e le sue suggestioni – «“ho fatto bene a darle retta. Dalla cima delle Mura potremo gustarci un tramonto davvero straordinario”, disse tranquilla Clelia Trotti. Bruno si volse. Dunque non aveva visto niente. Una volta di più non si era accorta di niente» –, posa lo sguardo sull’orizzonte fisso nella sua coscienza, in cui trovare risposte, conforto, una pace che esula dagli uomini. La città, viva, dimostra un’eterna giovinezza, mantenendo il fascino dei tempi andati, il magnetismo della Ferrara di ieri, nella Ferrara di oggi.

La bicicletta. Dicono di lei. Pedalate d’autore ci permette di visitare la città estense con gli occhi di Giorgio Bassani, ma ci porta anche in Veneto, in Friuli, in Lombardia, in Piemonte…giorgio bassani 2 - elleboro editore

Un unico libro, una guida letteraria, per recarsi dove più piace, con i poeti, gli scrittori e tutti gli artisti che hanno vissuto in quei luoghi, che vi hanno sostato, scoprendoli e riscoprendoli, in un caleidoscopio di ricordi, sensazioni ed emozioni, e sempre in buona compagnia, con la bicicletta.

Già in libreria, La bicicletta. Dicono di lei. Pedalate d’autore saprà come arricchire i nostri viaggi, nella poesia e nella prosa, nello spazio e nel tempo.

E non che sia poco…

 

Antonio Scerbo


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