Con dolcezza quasi ossessiva


Dai primi di settembre in libreria La bicicletta. Dicono di lei. Pedalate d’autore, la nuova guida letteraria di Elleboro Editore!

la bicicletta. dicono di lei. pedalate d'autore - elleboro editoreUn vero e proprio viaggio a colpi di pedale lungo il Novecento insieme agli scrittori, ai poeti e ai tanti artisti irresistibilmente attratti dalla dueruote e dal suo mondo, un caleidoscopio di immagini, ricordi e avventure le cui traiettorie hanno tracciato segni indelebili nella memoria collettiva del nostro Paese.

Nel Veneto di Goffredo Parise, Guido Piovene e Luigi Meneghello, per i Colli Berici e per i Colli Euganei, la bicicletta non è stata semplicemente un mezzo di trasporto: ha saputo emozionare e dare ispirazione, compagna sempre fedele, promessa di felicità che si rinnova.

E in effetti, all’età di 30 anni, quando si gira il mondo per scrivere reportage, frequentando anche un certo jet-set, a Cortina, per esempio, se si scrive all’amico Giuseppe Comisso «vorrei passare questo inverno sepolto nella nostra campagna girando con una bicicletta e dormendo nei fienili», vuol dire che la dueruote si è aperta una corsia preferenziale nel proprio cuore, anche se porti il nome di Goffredo Parise, «la bicicletta stava dov’era, appesa al soffitto della cucina, unta di grasso, pronta per l’estate e per i giorni migliori. Era stabilito e accettato da tutti che non si sarebbe venduta né portata al Monte di Pegni a qualsiasi costo, a prezzo della fame», e ancora, «alzavo gli occhi alla bicicletta: mi pareva che si muovesse, che le pedivelle, il manubrio, i raggi si articolassero da soli girando nell’aria, parlandomi, dicendomi con affetto: “Forza piccolo Binda, presto non sarà più freddo, presto andremo via insieme, ti porterò per strade bianche in mezzo ai prati di erba alta e mangeremo pane e salame nelle osterie”. […] La guardavo con riconoscenza, la ringraziavo, sapevo che lei mi amava come io l’amavo», ne Il prete bello.goffredo parise - elleboro editore

Ci fu poi chi di sé diceva «appartengo a una generazione nella quale i ragazzi non avevano l’automobile ma al massimo la bicicletta e anche solo le gambe. Perciò camminavo molto, giorno e notte, per Vicenza e dintorni, città e campagna»: Guido Piovene infatti di strada ne fece, e ben oltre la sua terra, tanto da arrivare a scrivere Viaggio in Italia, mantenendo, nonostante i chilometri consumati per la penisola, comunque fermo un punto, «il mio cuore però resta sui colli Berici. Salgo al santuario della Vergine miracolosa; gli ippocastani, che mi videro migliaia di volte bambino, sono quasi tutti morti. Fino a pochi anni fa era la passeggiata d’obbligo di una popolazione abitudinaria. Mio nonno la compì due volte al giorno dai venti agli ottantacinque anni. Ecco il santuario, simile a un fondale con molta biacca, il campanile che riversa sulla città un suono di campane, rapido, festoso, lieve come sempre nel Veneto, e così diverso da quello grave della Lombardia. La mia parte dei colli si stende tra il santuario e Arcugnano. La strada ne segue il crinale, a sinistra guardando il piano verso Padova che appare nei tramonti come un miraggio, a destra un altro piano più breve che termina con le montagne. Non so che cosa direbbe uno psicanalista se gli rivelassi che, mobile come sono, e portato a girare il mondo, io sogno questi luoghi quasi ogni notte, e nei momenti d’ansia con dolcezza quasi ossessiva».

i piccoli maestri - luigi meneghello - elleboro editoreColli Berici che furono anche dell’autore de I piccoli maestri, «si partiva con le allegre biciclette nuove, comprate a credito; si filava, ora verso nord, ora giù per la Riviera Berica, per andare diciamo a Noventa. C’era un allarme aereo a Vicenza, era verso mezzogiorno, e c’erano alti alti in aria sopra la città tanti aeroplanini di stagnola. Si era fatta una specie di lunga colonna di gente che scappava gaiamente in bicicletta chiacchierando e ridendo. Sotto Monte Berico cominciarono degli sbuffi di aria e di polvere lungo questa colonna, uno dietro l’altro in fila, nella stessa direzione in cui ci si stava movendo, ma più veloci. Improvvisamente la strada pareva tutta smossa: davanti alla ruota delle nostre allegre biciclette c’erano delle buche spropositate, e gran mucchi di terra soffice, e tutto un ingombro di fagotti, anzi a un certo punto la strada non c’era più e così ci fermammo. Neanche la colonna della gente in bicicletta non c’era più». Luigi Meneghello, che in seguito parteciperà attivamente alla Resistenza, racconta della sua Malo nella prima fatica letteraria, Libera nos a Malo, «mezzogiorno col sole, quando l’estate è ancora illimitata, ai tavoli del caffè in Piazzetta con un bicchiere di vino bianco, io e mio padre scambiando poche parole, attendendo gli amici, osservando la gente che conosciamo. Gioia somma e perfetta, astratta dal tempo, in mezzo al paese, come fuori della portata della morte. Rabbrividivo al sole». E tante saranno le pagine dedicate alla bicicletta: Meneghello fu un ciclista professionista, a dir poco esperto di quanto capita di provare sul sellino, «la loneliness del long-distance runner non è niente di fronte a quella dell’aspirante routier che s’allena per il giro di Francia. In verità questa solitudine è orribile; lo sforzo sparge veleno in ogni parte del corpo, il dolore serpeggia ora al centro del petto, ora a sinistra dove c’è il cuore che si sente chiaramente trapassare da aghi infetti. S’intorce un cordone di muscoli, poi un viscere della pancia, poi una vena del collo. […] Il ciclista ipnotizzato si agita in modo meccanico e imprevedibile, e le sue convulsioni spingono come per caso la bicicletta. Tutto ciò si percepisce come una forma di solitudine».

E di altura in altura, il parco letterario dei Colli Euganei e una miriade di targhe, con versi di Giorgio Bassani, Dino Buzzati, Giovanni Comisso, Antonio Fogazzaro, Ugo Foscolo, Diego Valeri…

andrea zanzotto - elleboro editoreNegli ultimi anni della sua vita, Francesco Petrarca soggiorno ad Arquà, e col tempo al borgo non  mancarono i visitatori, a omaggiare l’autore del Canzoniere e il paesaggio che fu lo sfondo delle sue ispirazioni. Ne scrive Andrea Zanzotto, «esistono davvero certi luoghi, anzi, certe concrezioni o arcipelaghi di luoghi in cui, per quanto ci si addentri, e per quanto li si pensi e ripensi, o li si colga tutti insieme come in un plastico fissato da una prospettiva dall’alto, mai si riuscirebbe a precisarne una vera “mappa”, a fissarvi itinerari. La voglia che tali luoghi insinuano è quella di introiettarli quasi fisicamente, tanto sono vibranti di vitalità intrecciate e dense. Essi esistono. Ecco, questo si può dire particolarmente, con sfacciata e maliosa evidenza dei Colli Euganei. Anche un semplice pieghevole pubblicitario è più che sufficiente a far entrare in una fuga di piani visivi, di vicende della terra e degli esseri umani che vi stanno per scelta o per destino con i loro casali, paesi o castelli, a dare il senso di un “infinito” e di un “eterno” proprii», in Luoghi e paesaggi. Un anello ciclabile di oltre 60 chilometri consente di attraversare i colli anche in bicicletta, tra i castelli del Catajo e di Valbona, l’Abbazia di Praglia, città come Este, da cui parte il percorso delle città murate, Monselice, con la possibilità di incrociare il cammino di Sant’Antonio, e Vo’ Vecchio e il raccordo alla pista ciclabile della Riviera Berica.

Bellezza a profusione, vien da dire, che La bicicletta. Dicono di lei. Pedalate d’autore invita a contemplare in prima persona, magari – perché no? – su una dueruote.

Suggestioni paesaggistiche, evocazioni storiche ed echi letterari: La bicicletta è in arrivo, mancano solo pochi giorni… Non perdetevi la nuova guida letteraria di Elleboro Editore, presto in libreria!

 

Antonio Scerbo


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