Ci sono delle biciclette da inforcare


In compagnia di Elleboro Editore siamo passati dalla Lombardia, scesi giù in Romagna e poi tornati nuovamente su, in Veneto: del resto con La bicicletta. Dicono di lei. Pedalate d’autore non esistono spostamenti proibitivi, ci si muove seguendo le traiettorie dei tanti poeti, scrittori e artisti che dall’alto di un sellino hanno vissuto e raccontato il Novecento, spesso intrecciando le vicende personali alla storia del Paese.la bicicletta. dicono di lei. pedalate d'autore - elleboro editore

E dopo Parise, Piovene e Meneghello, visitati i Colli Berici e i Colli Euganei, riprendiamo a sfogliare La bicicletta… Tappa in Piemonte, con la possibilità di incontrare Cesare Pavese e Beppe Fenoglio, Italo Calvino e Primo Levi, tra le colline che furono di Fausto Coppi e Costante Girardengo, magari riuscendo anche a sentire a Torino l’entusiasmo dei giorni della nascita della casa editrice Einaudi. Insomma, La bicicletta. Dicono di lei. Pedalate d’autore regala emozioni senza soluzione di continuità.

Nato a Santo Stefano Belbo, Pavese così scriveva il 14 aprile 1942 a Giulio Einaudi, «c’è una vita da vivere, ci sono delle biciclette da inforcare, marciapiedi da passeggiare e tramonti da godere», nelle Langhe che furono la sua infanzia, lo sfondo dei suoi romanzi, le descrizioni paesaggistiche e della gente del luogo, «un versante lungo e ininterrotto di vigne e di rive, un pendio così insensibile che alzando la testa non se ne vede la cima – e in cima, chi sa dove, ci sono altre vigne, altri boschi, altri sentieri – era come scorticata dall’inverno, mostrava il nudo della terra e dei tronchi. La vedevo bene, nella luce asciutta, digradare gigantesca verso Canelli dove la nostra valle finisce», e ancora in La luna e i falò, «allora l’amico disse a me chi era Nuto e che cosa faceva. Raccontò che quella stessa notte, per farla vedere agli ignoranti, Nuto s’era messo sullo stradone e avevano suonato senza smettere fino a Calamandrana. Lui li aveva seguiti in bicicletta, sotto la luna, e suonavano così bene che dalle case le donne saltavano giù dal letto e battevano le mani e allora la banda si fermava e cominciava un altro pezzo».

Pavese visse anche l’esperienza della guerra, e da sfollato trovò rifugio a Monferrato, tra Casale e Serralunga di Crea, e ne raccontò, «già in altri tempi si diceva la collina come avremmo detto il mare o la boscaglia. Ci tornavo la sera, dalla città che si oscurava, e per me non era un luogo tra gli altri, ma un aspetto delle cose, un modo di vivere […] e le strade formicolavano di gente, povera gente che sfollava a dormire magari nei prati, portandosi il materasso sulla bicicletta o sulle spalle, vociando e discutendo», in La casa in collina.la luna e i falò - cesare pavese

E se si pensa alla guerra, lì, nelle Langhe, è a Beppe Fenoglio che si deve fare riferimento, e alla sua Resistenza, romanzata ne Il partigiano Johnny. Tra spari e sangue, rastrellamenti e morte, non manca la bicicletta, «tu sei una spia. Prega se ti pare – La mano dell’uomo si tuffò voracemente nel portapacchi, blowing le pelli, Johnny toccò lo sten sotto la mantella e udì il suo crosciare lunghissimo, fedele. L’uomo si piegò sulla bicicletta, il caricatore si era già esaurito, poi piombò a terra aggrovigliato alla bici, scalciando i suoi ultimi calci nelle ruote. L’eco della raffica galoppava ancora nelle profondità di Valle Belbo. Johnny corse a quel mucchio, districò l’uomo dalla macchina e lo rotolò al ciglione e poi giù per la scarpata verso il bosco, freneticamente. Johnny tornò dalla bicicletta e affondò le mani nel portapacchi esumandone una P38 e tre caricatori pieni e bene oleati». Con una dueruote è facile muoversi, recapitare i messaggi, partecipare attivamente alla vita partigiana: è il caso del curato, «ci salutò con la mano e ci segnalò che ripartiva subito e ci avrebbe aspettato sull’ultima collina. Aveva la tonaca rimboccata alla vita e pedalava deciso anche in discesa». Preziosa e pericolosa, «Johnny – balbettò Anselmo – non vuoi darla a me? Io la vorrei per darla al mio figlio maggiore, quando sarà cresciuto. – Davvero la vuoi? Quella bicicletta? – Sì, per i miei figli fatti grandi, e da adoperare soltanto quando tutto sarà finito. – Prendila allora, ma ti avviso. Se te la scoprono in casa è tale e quale una condanna a morte».beppe fenoglio - elleboro editore

Con i partigiani delle Brigate Garibaldi combatté invece Italo Calvino, salvo poi trasferirsi a Torino per studiare all’Università e in seguito lavorare all’Einaudi, divenendone direttore nel 1955. Nella casa editrice avrà modo di fare la conoscenza di Cesare Pavese. Amante della dueruote – scrive su L’Unità del 18 settembre 1948: «ma a proposito di posteggio, siccome non possiedo un batiscafo come non possiedo un cavallo, potrei contentarmi d’andare alla festa in bici. Pedalare lungo il Valentino e il Po in una bella mattina d’autunno è una cosa che riempie di allegria. Ma si parla di una certa Barbera che alla festa scorrerà copiosa come un alluvione. Ho paura che tornando domenica notte la mia bici cominci a fare la gimkana: e se andassi a finire in un fossato? –, Calvino farà pedalare anche i suoi personaggi, come Marcovaldo, che «attraversava la città sotto la pioggia dirotta, curvo sul manubrio della sua bicicletta a motore, incappucciato in una giacca-a-vento impermeabile. Dietro, sul portapacchi, aveva legato il vaso, e bici uomo pianta parevano una cosa sola, anzi l’uomo ingobbito e infagottato scompariva, e si vedeva solo una pianta in bicicletta. italo calvino - elleboro editoreOgni tanto, da sotto il cappuccio, Marcovaldo voltava indietro lo sguardo fino a veder sventolare dietro le sue spalle una foglia stillante: e ogni volta gli pareva che la pianta fosse diventata più alta e più fronzuta», o il meteorologo Kauderer, «un uomo lungo e secco, dalla faccia scura, un po’ come un indiano d’America. Viene avanti in bicicletta, guardando fisso davanti a sé, come se il tenersi in equilibrio sul sellino richiedesse tutta la sua concentrazione. Appoggia la sua bicicletta al capannone, sfibbia una borsa appesa alla canna e ne tira fuori un registro dalle pagine larghe e basse. Sale sui gradini della predella e segna le cifre fornite dagli strumenti, alcune a matita, altre con una grossa stilografica, senza allentare per un secondo la sua concentrazione. Porta i pantaloni alla zuava sotto un lungo soprabito; tutti i suoi indumenti sono grigi, o a quadratini bianchi e neri, anche il berretto a visiera», in Se una notte d’inverno un viaggiatore.

E lungo il filo rosso della guerra, che lega Pavese, Fenoglio e Calvino, trova posto anche Primo Levi. Tra le passioni dello scrittore testimone della Shoah, la bicicletta e l’alpinismo, «non era assurdo l’impulso che ci spingeva allora a conoscere i nostri limiti: a percorrere centinaia di chilometri in bicicletta, ad arrampicarci con furia e pazienza su pareti sconosciute».il sistema periodico - primo levi Levi era un chimico, traspose la sua passione per la struttura e le proprietà della materia ne Il sistema periodico, una raccolta di racconti in mezzo ai quali si vede scorrere puntualmente una dueruote, come in Fosforo, «che decidessi con calma: avrei potuto cercarlo all’Hotel Suisse due domeniche dopo. L’indomani stesso mi licenziai dalle Cave, e mi trasferii a Milano con le poche cose che sentivo indispensabili: la bicicletta, Rabelais, le Macaroneae, Moby Dick tradotto da Pavese ed altri pochi libri, la piccozza, la corda da roccia, il regolo logaritmico e un flauto dolce», o in Azoto, «recuperai la bicicletta, e pedalando pensavo che, se quell’affare andava bene, avrei forse potuto cambiarla con un Velosolex e smettere di pedalare. Tornai a casa a sera, spiegai alla recentissima moglie il fatto dell’allossana e dell’acido urico, e le annunciai che l’indomani sarei partito per un viaggio d’affari: che cioè avrei preso la bicicletta, e fatto un giro per le cascine della periferia (a quel tempo c’erano ancora) in cerca di sterco di gallina. Non esitò: la campagna le piace, e la moglie deve seguire il marito; sarebbe venuta anche lei».

E comunque, si sia in Lombardia o in Romagna, in Veneto o in Piemonte, La bicicletta. Dicono di lei. Pedalate d’autore sa come sedurre. Ma il viaggio non finisce di certo qui, e presto sarà ancora più interessante: tra pochi giorni La bicicletta uscirà in libreria!

Con la nuova guida letteraria di Elleboro Editore si impugna il manubrio e si parte, tra storia, romanzi e poesie. Aggregatevi!

 

Antonio Scerbo


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