La mostra letteraria Bologna. Dicono di lei. La città nella letteratura


Fino al 30 gennaio di questo nuovo anno sarà possibile visitare la mostra letteraria Bologna. Dicono di lei. La città nella letteratura, all’interno del Museo Civico Archeologico di Bologna. La mostra trae spunto dall’omonima guida letteraria di Elleboro Editore, nient’altro che un libro in tutto simile a un punto di riferimento attraverso il quale conoscere e riconoscere, scoprire e riscoprire la città felsinea, ma da un punto di vista insolito:Copertina di Bologna. Dicono di lei. La città nella letteratura a raccontare Bologna ci saranno le parole dei grandi della letteratura, che a partire dall’epoca del Grand Tour e attraverso un arco temporale lungo almeno due secoli, hanno fatto esperienza della città petroniana, se en passant o sostandovi più o meno a lungo poco importa: Bologna lascia il segno, una traccia a tutti gli effetti indelebile, se poeti, scrittori e artisti ne hanno portato testimonianza, tra appunti, note e diari di viaggio, corrispondenza, saggi e romanzi.

Del resto Bologna è sempre stata preceduta dalla sua stessa fama, un’aura enigmatica, un’affascinante complessità: austera e dimessa, con l’autorevolezza dell’Alma Mater Studiorum e la licenziosità della bohème, tra locali e biasanòt; il gotico della Basilica di San Petronio e lo sfarzo del carnevale; il sole a illuminare Piazza Maggiore, la fontana del Nettuno e le Due Torri, ma non gli sconfinati portici, quasi una dimensione a sé stante; i delitti efferati, numerosi, alcuni dei quali forse commessi con in sottofondo le note dei grandi Valzer ballati nei salotti della città. 

Locandina della mostra letteraria Bologna. Dicono di leiBologna ha in sé tante e diverse Bologna, che la mostra letteraria Bologna. Dicono di lei. La città nella letteratura fa sì che si ritrovino nelle sale del Museo Civico Archeologico, tante e diverse Bologna rese ancor più celebri dalle citazioni tratte dalle opere di Johann Wolfgang von Goethe, Stendhal, Madame de Staël, Giacomo Leopardi, Charles Dickens, Pier Paolo Pasolini, Ernest Hemingway, Guido Piovene, Lord Byron, Hermann Hesse, Aldous Huxley e molti altri ancora, parole messe in risalto, enfatizzate, da memorabilia, videoproiezioni e installazioni audio, e impreziosite dall’interpretazione data da voci celebri del calibro di Samuele Bersani, Alessandro Haber, Neri Marcorè, Veronica Pivetti e Carla Signoris. 

E allora nel percorso multimediale e immersivo della mostra prendono forma le Bologna di ieri e le Bologna più vicine alla nostra attualità, con le prime che tanto dicono delle seconde e le lasciano meglio intendere, quasi ricavando un sentiero che sembra portare proprio a Bologna. Dicono di lei. La città nella letteratura. 

E se si pensa a quanto Giacomo Leopardi scrisse il 3 luglio del 1836 al padre, «La frequenza degli omicidi in questi ultimi giorni è stata qui veramente orribile; ma io ho preso il partito di non andar mai di notte se non per le strade e i luoghi più frequentati di Bologna, sicché fintanto che non assassineranno in mezzo alla gente (nel qual caso il pericolo sarebbe altrettanto di giorno, come di notte), non mi potrà succedere sicuramente nulla», assumono di rimando un senso diverso, a dir poco passionale, le considerazioni di Giuseppe Raimondi, «l’estrema luce del giorno aumenta il cupo e carnale rosso delle case, delle torri, delle infinite tegole di Bologna. Le mura e il cotto, immersi in un’aria tiepida, respirano una specie di sensuale inquietudine. Questa monodia di rossi ci segue e ci turba, fino alla porta di casa», e di Guido Piovene, per il quale il rosso è tra i colori «il più fisico, quello che richiama più al corpo e al sangue umani». Copertina di Giuseppe in Italia, di Giuseppe Raimondi

Da una differente luminescenza rimase invece colpito Johann Wolfgang von Goethe: ne raccontò in Viaggio in Italia, «Mi par d’essere Anteo, che si sentiva sempre più saldo in forze quanto più veniva a contatto con la madre sua, la terra. Ho fatto un’escursione a cavallo, a Paderno, dove si trova la così detta Pietra Bolognese dalla quale si ricavano quelle pietruzze, che risplendono all’oscuro che qui si chiamano senz’altro fosfori. Mi sono poi inerpicato su per i burroni della montagna decomposta in blocchi, lavati dagli acquazzoni recenti e con mia soddisfazione ho trovato lo spato pesante, che cercavo, in abbondanza». Copertina di Viaggio in Italia, di Goethe

E tantomeno George Eliot si dimostrò indifferente agli effetti dei raggi del sole, «abbiamo lasciato Firenze la sera del primo giugno, abbiamo viaggiato con la diligenza, tutta la notte e fino alle 11 del giorno dopo per arrivare a Bologna. Mi sarebbe piaciuto fare il viaggio attraverso gli Appennini alla luce del giorno, anche se in tal caso avrei perso alcuni effetti dell’alba che ho notato negli occasionali momenti di veglia. Ho visto meravigliosi picchi e avvallamenti su ciascun lato nella dissolvenza della luce della sera. Poi in piena notte, con la luce lampeggiante e il cielo pesante di minacciose nubi di tempesta, mi sono svegliata per trovare i sei cavalli che si rifiutavano risolutamente, o non erano in grado, di muovere la diligenza, finché due miti buoi non furono legati all’asse, e la loro potenza ci portò in cima alla collina. Ma uno degli effetti più strani che ho visto poco prima dell’alba, quando sembrava fossimo in vetta a poderose montagne, che cadevano a precipizio, è l’orizzonte terribilmente pallido, in lontananza», si legge in Italy in Mind: An Anthology, di Alice Leccese Powers. 

Cortile del Museo Civico Archeologico, a BolognaDi altra intensità, dalla forza trasfigurante, era lo sguardo di Dino Campana, quando approssimandosi a Bologna mirava e rimirava il paesaggio nel suo insieme, «tutto attorno la città mostrava le sue travature colossali nei palchi aperti dei suoi torrioni, umida ancora della pioggia recente che aveva imbrunito il suo mattone: dava l’immagine di un grande porto, deserto e velato, aperto nei suoi granai dopo la partenza avventurosa nel mattino: mentre che nello Scirocco sembravano ancora giungere in soffi caldi e lontani di laggiù i riflessi d’oro delle bandiere e delle navi che varcavano la curva dell’orizzonte», così il poeta nato a Marradi, nei Canti orfici. 

Sia come sia Bologna sa come attrarre, non fosse altro che per il colore e lo spettro delle sue sfumature. Si tratta però di uno e un solo aspetto della caleidoscopica bellezza della città felsinea: a chiunque volesse offrirsi al fascino tutto di Bologna non resta da fare altro che varcare la porta del Museo Civico Archeologico, e visitare la mostra letteraria Bologna. Dicono di lei. La città nella letteratura 

C’è tempo fino al 30 gennaio! 

 

Antonio Scerbo


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