Bologna e ogni Bologna possibile


Per conoscere le radici di Bologna non si può prescindere dal Museo Civico Archeologico e dalla sua sezione etrusca, con reperti che risalgono all’Etruria padana, quel territorio che vantava possedimenti nelle odierne regioni dell’Emilia-Romagna, della Lombardia e del Veneto. Capitale dell’Etruria padana fu proprio Bologna, allora chiamata Felsina.

Ma a partire dal 15 novembre 2021 e fino al 30 gennaio 2022 il Museo Civico Archeologico  cambierà veste, e non per stravolgere la memoria di Bologna e dintorni, anzi: per renderla più salda, maggiormente consapevole, e, con pieno merito, orgogliosa di sé.mostra letteraria Bologna dicono di lei

Si entrerà infatti nelle varie stanze del museo senza rendersi conto che proprio all’ingresso si saranno abbandonate tutte le coordinate spazio-temporali, ritrovandosi comunque a Bologna, ma in diverse Bologna, nella Bologna dell’epoca del Grand Tour, nella Bologna della bohème, nella Bologna della Resistenza, nella Bologna della contestazione giovanile e in tante altre Bologna ancora, ai piedi delle due torri o all’ombra dei portici, davanti alla statua del Nettuno o nel mezzo di piazza Maggiore, oppure alla stazione centrale, nella sciagura della strage.

Il Museo Civico Archeologico diventa una Bologna che contiene tante altre Bologna, un insieme che compone Bologna nel suo fascino enigmatico, tra le sue contraddizioni, forte di passioni, seducente nei colori: Bologna e ogni Bologna possibile, in una mostra letteraria, Bologna. Dicono di lei, un’iniziativa voluta e realizzata da Elleboro Editore, sulla scia della guida letteraria Bologna. Dicono di lei. La città nella letteratura.

E così le sale del Museo Civico Archeologico saranno disseminate di installazioni audio, videoproiezioni e memorabilia, per dare enfasi a Bologna e a tutto ciò che Bologna contiene, come riportato negli appunti, nelle note, nei diari di viaggio e nella corrispondenza dei poeti, degli scrittori e degli artisti che in modo particolare nell’Ottocento e nel Novecento hanno vissuto Bologna, se fino in fondo o di passaggio poco importa: Bologna lascia comunque il segno e ancora oggi chiama, con la mostra letteraria Bologna. Dicono di lei.

Una mostra quindi, da definirsi letteraria almeno nella misura in cui a far da protagonista ci saranno le parole, tratte dalla penna di Goethe, Stendhal, Madame de Staël, Leopardi, Dickens, Pasolini, Hemingway, Piovene, Lord Byron, Huxley e non solo, immergendo i visitatori in un’atmosfera parentetica, fuori dall’ordinario, multimediale, capace di prendere i sensi, toccare la coscienza, emozionare.

Citazioni e citazioni nella suggestione dei luoghi caratterizzanti la Bologna che è stata e che continua a essere dentro se stessa, parole e parole nell’interpretazione delle voci di Samuele Bersani, Alessandro Haber, Neri Marcorè, Veronica Pivetti, Carla Signoris… Se vibrano le corde vocali di chi legge, vibra l’animo di chi ascolta, di Bologna, a Bologna, nella mostra letteraria Bologna. Dicono di lei.

E allora a interpretare Goethe, Stendhal, Madame de Staël, Leopardi, Dickens, Pasolini, Hemingway, Piovene, Lord Byron, Huxley e non solo, ovvero coloro che con occhi e cuore hanno a loro volta interpretato Bologna, ci saranno le voci di Samuele Bersani, Alessandro Haber, Neri Marcorè, Veronica Pivetti e Carla Signoris, e tutti, letti e lettori, dal 13 novembre ’21 al 30 gennaio ’22 in un gioco di interpretazione, dicendo di Bologna, senza mai esaurire Bologna, perché è impossibile esaurire Bologna.

Quella stessa Bologna che, però, con la mostra letteraria Bologna. Dicono di lei potrà essere ascoltata. E dall’ascolto e nell’ascolto, nei visitatori, chissà quante altre Bologna inizieranno a delinearsi. Bologna è viva, e nella trasformazione si rinnova, Bologna è sempre in divenire.

 

Antonio Scerbo


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