La vita si fermò per un istante, per tutti


Quello che è accaduto a Bologna dal secondo dopoguerra in poi ha riempito le pagine dei giornali, ispirato inchieste e romanzi, e impresso una nuova e intensa tonalità alla città già di per sé viva e pulsante. Il conflitto aveva lasciato strascichi ingombranti con i quali dover fare i conti, mentre un inedito tipo di scontro stava prendendo forma, la guerra fredda.

Bologna divenne quindi uno dei centri nevralgici del nostro Paese, una città il cui nome entrò di diritto nel grande libro della storia contemporanea. La guida letteraria di Elleboro Editore Bologna. Dicono di lei. La città nella letteratura se ne fa testimone.Bologna. Dicono di lei. La città nella letteratura

Era il 1945, e partigiani e gerarchi fascisti continuavano ad assestarsi colpi, come nel caso dell’ex capo dei fasci bolognesi, Leandro Arpinati, assassinato a Malacappa. Un periodo a dir poco gravido di tensione, esemplarmente espresso nel romanzo di Loriano Macchiavelli e Francesco Guccini, Tango e gli altri, nel quale il maresciallo dei carabinieri e partigiano Santovito è alle prese con un delitto che tanto sa di esecuzione, «sull’Appennino Santovito s’incontrò con molti altri che la pensavano come lui sulla guerra del Duce, sul fascismo, sulla libertà e sul futuro. […] “Hai sentito del massacro alle Piane?” “Sì, ne hanno parlato i compagni, ma non so niente di preciso”. “Pare che non c’entrino i tedeschi o i fascisti. Uno di qui si dice. E pare che lo abbiano preso, uno della Garibaldi. Ma mi sono arrivate voci strane, insomma c’è qualcosa di poco chiaro. Capisco il desiderio di giustizia e quello di tener ordine fra di noi, il nostro dovere morale, dico soprattutto morale, è di non avere pendenze, a parte la guerra sacrosanta che facciamo combattendo. Dobbiamo essere i più…” Cercò la parola. “I più puri mi capisci?»tango e gli altri - macchiavelli guccini

Di tutt’altre idee e schieramento il protagonista di Intrigo italiano di Carlo Lucarelli, il commissario De Luca, nel tentativo di lasciarsi alle spalle quel regime al quale aveva preso parte, «era vero che soffriva d’insonnia. Negli ultimi tempi non era mai riuscito ad addormentarsi prima delle due, per poi svegliarsi presto dopo un sonno malato e intermittente, che quando non lavorava continuava fino quasi a metà mattina. E non era capitato molto spesso, che dovesse lavorare. Cinque anni prima lo avevano messo in aspettativa in vista del processo. Il giudice istruttore che lo aveva interrogato aveva sul tavolo “L’Unità” del 15 luglio 1948, aperta sulla seconda pagina dove campeggiava CHI E’ IL COMMISSARIO DE LUCA, tutto maiuscolo, sopra la sua foto con le mani nelle tasche del soprabito e la camicia nera. Davanti aperto, il suo fascicolo, con la scheda arancione che avrebbe dovuto riassumere tutta la sua carriera in polizia sotto il fascismo. […] Aveva fatto praticamente scena muta, su consiglio del suo avvocato, un signore allampanato e dalle guance flosce che aveva conosciuto solo qualche giorno prima. A lui aveva cercato di spiegare tutto, che non era mai stato veramente un fascista, cioè, lo era stato come tutti, come tanti, almeno era soltanto un poliziotto, uno bravo».

asce da guerra - ravagli wu mingIl disarmo dei partigiani viene invece affrontato dai Wu Ming e da Vitaliano Ravagli in Asce da guerra, «per capire qualcosa occorre sbriciolare il mito come ci è stato tramandato e scavare fuori dalle macerie le storie vive. Quelle che nessuno ha raccontato. Le asce da disseppellire».

Per Guido Piovene, solo «se ci si lascia avvolgere dal suo effluvio vitale» Bologna non farà sentire il peso della lotta di classe di cui è stata teatro, anche perché è lecito non riconoscersi nelle battaglie della sinistra, tanto che la gente – lo racconta Edmondo Berselli in Quel gran pezzo dell’Emilia – evitava di fare la spesa nelle cooperative per paura che i soldi sarebbero finiti all’Unione Sovietica, «per la verità chi non era comunista e neanche un compagno di strada non avrebbe mai messo piede in una festa dell’Unità, neanche per ballare il liscio o per passare una serata in un ristorante sotto un tendone. […] Per chiarire il concetto di questa incompatibilità nel 1956, con alta sapienza ieratica, al momento dell’invasione sovietica dell’Ungheria, il cardinal Lercaro fece suonar a morto le campane di tutte le chiese della diocesi. Dalla basilica di San Petronio alle chiese di campagna, lunghi e lenti rintocchi funebri echeggiarono per segnalare la crudeltà degli eserciti dell’Anticristo».

radio alice bolognaLe ribellioni studentesche a Bologna ebbero poi straordinaria risonanza – ne furono impressionati Jean-Paul Sartre e tanti altri filosofi e letterari che firmarono l’Appello degli intellettuali francesi per il convegno di Bologna sulla repressione in Italia – perché fotografate e raccontate da Enrico Palandri, Bifo, Nanni Balestrin, costantemente in diretta grazie all’emittente Radio Alice, cantate da Claudio Lolli, filmate da Guido Chiesa. L’intellighenzia orbitante intorno alla casa editrice il Mulino sembrava stonare con il movimento creativo delle strade e delle piazze. Il già precario equilibrio si ruppe l’11 marzo del ’77 con la morte di Francesco Lorusso, studente e militante di Lotta Continua ucciso durante una manifestazione da un carabiniere con un colpo di arma da fuoco. Il clima si inasprì, le istituzioni e la contestazione non trovarono la via di mezzo, i cortei vennero repressi, Radio Alice chiusa: il poeta Roberto Roversi dirà che «la città in un angolo singhiozza. C’è un ragazzo sul marmo, giustiziato».

La frattura tra il potere e il popolo in rivolta non sarà mai sanata, anzi; troverà esasperazione nel terrorismo e nelle sue stragi: il 2 agosto 1980 esplode una bomba nella Stazione Centrale di Bologna uccidendo 85 persone. A indagare furono in tanti, tra punti oscuri e insabbiamenti; il libro di Loriano Macchiavelli, Strage, venne sequestrato nel maggio del 1990 perché scomodo, salvo poi tornare in libreria 10 anni dopo, «lo spostamento d’aria gettò Claudia contro la parete e poi a terra; una tempesta di oggetti la investì e il tabellone degli arrivi le crollò addosso. Il fragore dello scoppio le lasciò il ronzio nelle orecchie e non intese subito le grida che si levarono non appena smorzato l’eco dell’esplosione.strage - loriano macchiavelli Minute schegge di vetro le lacerarono la pelle delle mani e del volto con il bruciore di punture di vespa. Il giornale che Jules Quicher teneva fra le mani volò lontano, strappato dalla calda e violenta ventata. D’istinto Jules portò le braccia a proteggere il volto e la pioggia di frammenti di vetro si conficcò nelle maniche della giacca. Il fragore dello scoppio, avvenuto a pochissima distanza da lui, lo stordì e la violenza dell’esplosione lo scaraventò contro la porta a vetri dello scompartimento, nell’istante stesso in cui questa andava in frantumi. Si trovò disteso nel corridoio del vagone, oppresso dal corpo morto di un uomo. Ansaldo Falcione aveva appena controllato l’ora all’enorme orologio appeso al fabbricato della stazione e si stava allontanando dalla finestra. L’esplosione lo investì alla schiena e lo scaraventò sul letto. […] La nube di fumo nascose la stazione e fece buio attorno. Buio sulla città. All’esplosione seguì un silenzio innaturale di morte. La vita si fermò per un istante, per tutti». 

Con Bologna. Dicono di lei. La città nella letteratura è possibile rivivere i tempi difficili che vanno dalla seconda guerra mondiale al nostro caotico presente. La guida letteraria di Elleboro Editore incuriosisce e intrattiene, porta a riflettere, diverte. Arricchisce. E aiuta a ricordare. Che non è mai male: sarebbe se mai un dovere.

 

Antonio Scerbo


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