Tempo fa Elleboro Editore ha deciso di salire in sella alla bicicletta e di intraprendere un viaggio, un percorso nel tempo oltre che nello spazio, riscoprendo con gioia come sia veramente difficile sentirsi soli su una dueruote: come può infatti mancare la compagnia tra i colpi di pedale in Emilia-Romagna, e più su, in Veneto e nel Friuli, e ancora, pedalando verso ovest, in Lombardia e poi in Piemonte? Il suono dei raggi della bicicletta ha incontrato le voci dei tanti poeti, scrittori e artisti che dall’alto della loro dueruote hanno vissuto il mondo da una nuova prospettiva, spesso divertendosi, sognando, a volte penando, fuggendo, facendo i conti con la storia. Con le mani sul manubrio si può anche imparare a vivere, soprattutto se si ha fiato e se ci si guarda intorno con gli occhi giusti. E a chi pensa che la bellezza di un viaggio sia anche nella sua condivisione, La bicicletta. Dicono di lei. Pedalate d’autore, ormai in libreria da qualche settimana, riuscirà a regalare davvero tante soddisfazioni. Ascoltare Alfredo Oriani e Olindo Guerrini, Giovanni Guareschi e Cesare Zavattini, Giorgio Bassani, Riccardo Bacchelli, Luigi Meneghello e Goffredo Parise, e poi Giovanni Comisso, Giuseppe Berto ed Ernest Hemingway, Pier Paolo Pasolini, Giovanni Testori ed Elio Vittorini, e ancora, Cesare Pavese, Beppe Fenoglio, Italo Calvino e Primo Levi – sì, proprio loro, tutti quanti loro e tanti, tanti altri – sarà come percorre il Novecento, nel bene e nel male, in un caleidoscopio di emozioni che, in ogni caso, toccheranno l’animo, rendendolo immancabilmente più ricco.
Basta aprire una pagina a caso de La bicicletta, senza l’obbligo di seguire una trama, che in effetti non c’è: solo traiettorie e – perché no? – vie dell’anima.
Sosta in Emilia-Romagna, con Alfredo Oriani, «la via Emilia mi è apparsa dinnanzi larga dritta polverosa: il sole vi cadeva accecante, non una bava di vento: silenzio nei campi coperti di sole, giacché le ombre stavano ancora rannicchiate sotto gli alberi. […] Tiro su i calzoni a mezza coscia perché le loro pieghe non strofinino noiosamente la valigia, che riempie il telaio della bicicletta, salto in sella e do il primo colpo di pedale: andrò a Forlì e Santa Sofia, valicherò la doppia giogaia dell’Appennino al Carnaio e a Mandriole, salirò ai conventi di Verna e Camaldoli, e poi da Poppi a Siena, da Siena a Pisa, da Pisa alla collina a Bologna e da Bologna a Faenza. È il primo viaggio vero della mia vita, intrapreso così senz’altro scopo di viaggiare. Quante volte ne avevo sognato da giovane!».
Chiunque abbia gambe e polmoni all’altezza non faccia complimenti, è invitato. E se ne ha le forze, continui pure, spingendosi in su, nel Veneto di quel Luigi Meneghello con nel curriculum il ciclismo professionistico, «la loneliness del long-distance runner non è niente di fronte a quella dell’aspirante routier che s’allena per il giro di Francia. In verità questa solitudine è orribile; lo sforzo sparge veleno in ogni parte del corpo, il dolore serpeggia ora al centro del petto, ora a sinistra dove c’è il cuore che si sente chiaramente trapassare da aghi infetti. S’intorce un cordone di muscoli, poi un viscere della pancia, poi una vena del collo. […] Il ciclista ipnotizzato si agita in modo meccanico e imprevedibile, e le sue convulsioni spingono come per caso la bicicletta. Tutto ciò si percepisce come una forma di solitudine».
La bicicletta. Dicono di lei. Pedalate d’autore ha dalla sua anche la spinta a divagare, e passare magari dagli affanni dell’età adulta all’incanto dell’infanzia,
vissuta per esempio in Friuli, da Pier Paolo Pasolini e da suo cugino, Nico Naldini, che a proposito di quegli anni racconta, «se lui [Pasolini[ prendeva la bicicletta, aspettava che io prendessi la mia, una biciclettina più piccola, e si andava al Tagliamento, i primi tempi, e poi, negli anni successivi, in giro per le balere, le feste di campagna. È stato il momento più felice della mia vita. Un giorno, tornando da un paese che si chiamava Malafesta, quindi in pieno García Lorca diciamo, eravamo così felici, tornando a casa, di quello che ci era successo, delle amicizie che avevamo fatte con i ragazzi contadini del posto eccetera, che lui dice: “Siamo vicini al Tagliamento, andiamo nel greto e ci tagliamo le vene”.
I toni si farebbero di nuovo seri se, in Lombardia, ci capitasse di attraversare a colpi di pedale la Milano di Enne 2, il partigiano che in Uomini e no di Elio Vittorini si spostava per la città meneghina con la sua dueruote, nel tentativo di resistere anche alle pene d’amore, «chi passava li vedeva: l’uomo che teneva la bicicletta con una mano, lei che piangeva sulla sua spalla; ed era gente di ritorno dai morti, non se ne stupiva.
Quando finì, Berta chiese: “Non mi prendi in canna?” Egli montò sulla bicicletta e la prese in canna. “Ti stancherai” le disse. […] Andarono un pezzo per morte strade; di dentro Porta Romana verso la cerchia dei Navigli, e poi sulla cerchia dei Navigli, verso San Lorenzo, verso Sant’Ambrogio, verso le Grazie, sempre per morte strade, tra case distrutte, nel sole di foglie morte dell’inverno».
E mirabile fu la Resistenza anche nel Piemonte di Beppe Fenoglio e Cesare Pavese, con lo scrittore nato a Santo Stefano Belbo che nell’aprile del 1942 scriveva a Giulio Einaudi, «c’è una vita da vivere, ci sono delle biciclette da inforcare, marciapiedi da passeggiare e tramonti da godere».
L’autore de La luna e i falò non mancherà di far vivere la passione per la dueruote anche nei suoi romanzi, «già in altri tempi si diceva la collina come avremmo detto il mare o la boscaglia. Ci tornavo la sera, dalla città che si oscurava, e per me non era un luogo tra gli altri, ma un aspetto delle cose, un modo di vivere […] e le strade formicolavano di gente, povera gente che sfollava a dormire magari nei prati, portandosi il materasso sulla bicicletta o sulle spalle, vociando e discutendo», scrive ne La casa in collina.
E tanti, davvero tanti altri nomi rendono preziosa la bibliografia de La bicicletta, una guida letteraria che invoglia a leggere e a viaggiare. Che, in fondo, sono la stessa cosa. E se nel mezzo dovesse spuntare propio una dueruote, beh, tanto di guadagnato!
La bicicletta. Dicono di lei. Pedalate d’autore vi aspetta… Buona lettura!
Antonio Scerbo