Forse meglio di una liberazione


la bicicletta. dicono di lei. pedalate d'autore - elleboro editoreSe si sale sulla propria dueruote e ci si porta dietro La bicicletta. Dicono di lei. Pedalate d’autore, avendolo già letto – la nuova guida letteraria di Elleboro Editore è in libreria ormai da settimane – oppure decidendo di sfogliarlo come a caso, sicuramente le braccia sui manubri saranno forti di quella gioia che segue il brivido dell’emozione: le innumerevoli citazioni tratte dagli scrittori, dai poeti e dai tanti artisti che trovano posto ne La bicicletta non possono che scuotere l’animo e impreziosirlo, di pagina in pagina, di pedalata in pedalata. Non importa avere una meta; si sia in Romagna o più su in Veneto, oppure nel Friuli, o ancora in Lombardia o in Piemonte, con La bicicletta. Dicono di lei. Pedalate d’autore ci si perde nella bellezza, in città e in periferia, per le strade e i viottoli, in ogni stagione, sempre: la bicicletta è senza tempo, i moti della coscienza di chi siede sul sellino le appartengono, e ricamano una dimensione che spesso sfiora l’incanto.

Ci si muove per la Romagna ma sembra d’essere in una «piccola Cina», almeno per Sergio Zavoli,  e tanta è la capacità trasfigurante della bicicletta che agli occhi di Alfredo Oriani «è più seduttrice della donna». Oriani, l’autore de La bicicletta, un libro dal quale non si può prescindere, soprattutto se si ha per la dueruote un’autentica passione: l’autore racconta il suo viaggio, un’esperienza che sconfinò in quella avventura della fascinazione che solo chi ama pedalare e perdersi nella contemplazione del paesaggio conosce fino in fondo, «Il piacere della bicicletta è quello stesso della libertà, forse meglio di una liberazione, andarsene ovunque, ad ogni momento, arrestandosi alla prima velleità di un capriccio, senza preoccupazioni come per un cavallo, senza servitù come in treno».romagna dicono di lei - elleboro editore

Non a caso fece proseliti: Olindo Guerrini con In bicicletta, «non c’è arte al mondo che possa esprimere il piacere, direi quasi la voluttà, della vita libera, piena, goduta all’aperto, correndo allegri, faticando concordi, sani, contenti. Mettetevelo in mente voi che vi guardate la lingua, vi tastate il polso, seccate il medico e ingrassate il farmacista», e Alfredo Panzini con La lanterna di Diogene, «l’undici luglio, alle ore due del pomeriggio, io varcavo finalmente, dall’alto della mia vecchia bicicletta, il vecchio dazio milanese di Porta Romana. La meta del mio viaggio era lontana: una borgata di pescatori sull’Adriatico, dove io ero atteso in una casetta sul mare: questa borgata supponiamo che sia non lungi dall’antico pineto di Cervia e che, per l’aere puro, abbia il nome di Bellaria».

E dalla letteratura al cinema, grazie al maestro Federico Fellini, che diede eco alla Romagna terra di biciclette prima con il romanzo La mia Rimini e dopo con il film Amarcord: ad accomunare le due opere un’immagine, «si chiamavano “baffone” per la peluria dorata o bruna che visibilmente ricopriva il labbro e il polpaccione sodo, guizzante. Noi, fuori, contavamo febbrilmente le biciclette accatastate contro il muro della chiesa per sapere quante “baffone” erano venute giù».

la bicicletta - alfredo oriani - elleboro editoreFu invece proprio Zavoli a ritagliare alla bicicletta anche in televisione lo spazio che meritava, e in breve il Giro d’Italia fu alla portata di tutti grazie alla trasmissione Il processo alla tappa.

Ma per il nostro mezzo a due ruote si arrivò addirittura a manifestare, con Oriani in prima fila, contro il sindaco di Faenza Giuseppe Masoni, che nel 1894 aveva vietato l’ingresso in città alle biciclette, ritenendole qualcosa di simile al demonio o giù di lì. A proposito della vicenda, Zavoli dirà che per Oriani fu più facile «far entrare il velocipede nella letteratura che farlo entrare materialmente in Faenza».

La nuova guida letteraria di Elleboro Editore ci accompagna lungo i luoghi che non furono solo dell’autore de La bicicletta: tra la Toscana e la Romagna, su per il Fumaiolo e il Falterona «che si gonfia come un enorme cavallone pietrificato, che lascia dietro a sé una cavalleria di screpolature e screpolature nella roccia fino ai ribollimenti arenosi di colline laggiù sul piano di Toscana», nelle foreste del Casentino e i suoi eremi, Camaldoli e La Verna, «il corridoio, alitato dal gelo degli antri, si veste tutto della leggenda Francescana», un uomo si aggirava, un infaticabile camminatore, la cui inquietudine solcò più e più volte quel territorio:canti orfici - dino campana Dino Campana da Marradi, celebrò in versi un suo concittadino, Domenico Vanni, vincitore della Firenze-Marradi, «Dall’alto giù per la china ripida / O corridore tu voli in ritmo / Infaticabile. Bronzeo il tuo corpo dal turbine / Tu vieni nocchiero del cuore insaziato. / Sotto la rupe alpestre tra grida di turbe rideste / Alla vita premeva, gagliarda d’ebbrezze. / Bronzeo il tuo corpo dal turbine / Discende con lancio leggero / Vertiginoso silenzio. Rocciosa catastrofe ardente d’intorno / E fosti serpente anelante col ritmo concorde del palpito indomo / Fuggisti nell’onda di grido fremente, col cuor dei mille con te. / Come di fiera in caccia di dietro ti vola una turba».

La bicicletta. Dicono di lei. Pedalate d’autore eleva la nostra esperienza delle due ruote facendoci sentire parte di un mondo che è anche appannaggio dei grandi della letteratura, facendo sì che diventino oltre che un punto di riferimento una compagnia di cui non si può più fare a meno. 

In effetti, chini sul manubrio, sentire risuonare i versi di Guerrini, «io rimo per te queste parole / in bicicletta, respirando il sole. // Chi d’Arcadia parlò? L’Arcadia è questa!» ha un che di impagabile.

 

Antonio Scerbo


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