E gli uomini si rimetteranno presto ad accendere i fuochi sacrificali e ad erigere santuari


il giuoco delle perle di vetro - hermann hesse - elleboro editoreL’età dell’adolescenza ha in sé qualcosa di iniziatico, momento cruciale per la personalità a venire, a prescindere dalla direzione che in seguito ci si troverà a percorrere. Sembra terra di mezzo, l’adolescenza, una zona di indistinzione che assume valore nella misura in cui riesce a disporre, spesso inaspettatamente, incontri determinanti. Anche tra le pagine di un libro. E in un attimo viene da pensare a Siddhartha, a Il lupo della steppa, a Il giuoco delle perle di vetro, e al loro autore, Hermann Hesse, reduce dalla sua, di adolescenza, giovane inquieto, oppresso dal clima familiare pietista, suicida mancato che al salto nella fede preferì il cammino incerto della scrittura.

hermann hesse 2 - elleboro editoreDi strada ne fece, ma prese via via congedo, arrivando infine a scrivere sulla porta di casa «Quando uno è diventato vecchio e ha fatto la sua parte, gli si addice di familiarizzarsi tacitamente con la morte… Alla porta della sua dimora conviene passar oltre, come se fosse l’abitazione di nessuno». Prima, però, non evitò di assecondare la sete dei sensi, e viaggiò molto, lasciando testimonianza di sé anche in Italia, che visitò nei primi anni del Novecento: Venezia, e con Venezia ancora negli occhi, Milano, «è come destarsi da un sogno alla dura realtà», e poi Bologna, «la città fa un’impressione di pacifica agiatezza; tutte le strade hanno portici. È piacevole passeggiare sotto i portici lungo le belle strade piene di animazione; la città intera è gradevole, è raffinata», la vicina Ravenna, «una piccola città morta, ricca di chiese e di rovine, di cui notizia più d’un libro porta. Tu l’attraversi e poi ti guardi intorno, le sue strade sono torbide e bagnate e sono da un millennio mute e dappertutto trovi erba e muschio. È come per le canzoni un po’ passate: nessuno ride dopo averle ascoltate; ma poi tutti le voglion riascoltare; e sino a tarda notte meditare», ed Hesse sarà anche a Firenze. il pellegrinaggio in oriente - hermann hesse - elleboro editoreSfiorerà invece l’India, che avrebbe dovuto essere il culmine, la meta del suo viaggio di ricerca interiore, attraverso Ceylon, Sumatra, la Malaysia.

Nel 1888 veniva dato alle stampe Ecce homo. Wie man wird, was man ist di Friedrich Nietzsche. Diventare ciò che si è, la volontà, l’intento di Hesse e della sue pagine, un messaggio liberatorio che avrebbe trovato eco solo qualche decennio dopo la morte dell’autore di Peter Camenzind e Demian. E se da una parte risulta eccessivo rendere l’adorazione di Timothy Leary per i libri di Hesse la cifra ultima dell’influenza che lo scrittore tedesco ebbe nei movimenti di rivolta della seconda metà del Novecento, dall’altra è innegabile che il pensiero di Hesse, in quei tempi di contestazione e rottura dell’ordine costituito, non avrebbe potuto passare inascoltato: orde di ragazzi on the road, dando seguito a nuove vocazioni dello spirito, portavano nello zaino tante incertezze, ma almeno un libro del premio Nobel per la letteratura del 1946. hermann hesse 3 - elleboro editoreRiconoscimento che Hesse non andò mai a ritirare, desiderando più di ogni altra cosa di «non essere conosciuto, non essere vittima di quell’idiozia che è il culto della personalità, non dover vivere nell’aria sordida, ipocrita e asfissiante della sfera pubblica!» E rincalzando la dose – ancora in Viaggio a Norimberga – «non di rado avevo tentato di sottrarmi a questa impostura, e ogni volta mi era toccato di sperimentare la spietatezza del mondo, che dal poeta non vuole opere e pensieri, ma un recapito, e una personalità da osannare e poi gettare via, da parare a festa e poi da mettere a nudo, da usare e poi ricoprire di sputi».

Il fuoco vivo della singolarità, ogni particolarità individuale, ciò che in definitiva si è, svanisce dileguandosi nelle acque torbide della forza massificante, un blocco molare e uniformante che appesantisce il versante ricco del mondo, già gravido di interesse e profitto.

il lupo della steppa - hermann hesse - elleboro editoreHesse aveva lettori affezionatissimi e con alcuni ebbe anche qualche scambio epistolare. E a chi, di certo smarritosi, aveva chiesto lumi al maestro, Hesse rispose, «un esempio tratto dalla mitologia Le mostrerà forse meglio di tutto come io veda l’intera faccenda. La mitologia indiana, ad esempio, conosce la leggenda delle quattro età del mondo: quando l’ultima è giunta al punto che tutto è sommerso nella guerra, nella rovina e nella miseria fino al collo, allora deve intervenire Shiva, il dio che lotta e che spazza via, e ballando calpesta il mondo. Appena quello ha finito, il mite dio creatore Vishnù, standosene sdraiato in qualche posto sull’erba, fa un bel sogno, e dal suo sogno, o da un respiro o da un capello di lui, sboccia, leggiadro, giovane e incantevole, un mondo nuovo: tutto ricomincia da capo, e non meccanicamente, bensì animato e magicamente bello. Ebbene, io credo che il nostro Occidente sia nella quarta età e che Shiva già danzi sopra di noi; credo che quasi tutto crollerà. Ma credo anche che ricomincerà da principio, e gli uomini si rimetteranno presto ad accendere i fuochi sacrificali e ad erigere santuari».

Forse leggere e rileggere Hermann Hesse, nato nel luglio di 59 anni fa, potrebbe anticipare i tempi.

 

Antonio Scerbo


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