La Terra continua a girare intorno al sole


Se si chiedesse di Eric Arthur Blair sarebbero solo in pochi appassionati ad annuire, mentre se si facesse il nome dello pseudonimo di Eric Arthur Blair, George Orwell, con ogni probabilità un’intera platea gonfierebbe il petto, forte delle proprie conoscenze. E ancora, non sarebbe poi così complicato dare una definizione di orwelliano, almeno non quanto spiegare esaustivamente il significato di kafkiano. In ogni caso, per caratteristiche differenti, e comunque con tutto il loro peso massimo, Orwell e Kafka orbitano intorno al Novecento, mettendone in chiaro i tratti distintivi, fondamentali.

isola di jura - elleboro editoreGeorge Orwell, nato nel giugno del 1903, elaborò e termino 1984 sull’isola di Jura, dell’arcipelago delle Ebridi Interne, poco distante dalla costa sud-occidentale della Scozia. Vi si era trasferito nel maggio del 1946 insieme al figlio e alla bambinaia: la moglie era morta solo un anno prima. Pare che Orwell fosse solito spostarsi in moto e portarsi appresso una falce, per liberare le vie meno battute da eventuali ostacoli. La Luger, invece, testimoniava un passato bellicoso: in Omaggio alla Catalogna, lo scrittore narra la sua esperienza nella guerra civile spagnola, durante la quale, a partire dal 1937, venne spiato insieme alla moglie Eileen dal regime sovietico di Stalin.

Di certo, a confronto, l’isola fu un idillio, da condividere con il proprietario di casa, due reduci dalle prigioni giapponesi, due ex tenenti che avevano preso parte allo sbarco in Normandia, e due veterani della campagna in Italia. Poche le distrazioni, il terreno da lavorare – gennaio 1947, «piantato una dozzina di alberi da frutto insieme a ribes, uva spina, rabarbaro e rose» – e la stesura di quello che sarebbe divenuto un romanzo capitale – agosto 1947, «il più del pomeriggio a riparare la macchina da scrivere».

1984 george orwell - elleboro editoreE su quei tasti George Orwell sarebbe tornato presto, tanto da terminare la prima versione di 1984 di lì a qualche mese. Malato di tubercolosi, finì spesso ricoverato in sanatorio, a Glasgow. Nuovamente sull’isola di Jura nell’estate del 1948, rimise mano al romanzo: il titolo, 1984, nasce invertendo le ultime due cifre dell’anno corrente.

«Giornata magnifica, senza vento, mare come vetro. Nebbia fitta. Terraferma invisibile», sono invece le note con cui Orwell chiude il suo diario, prima della morte, in ospedale, a Londra, il 21 gennaio 1950.

George Orwell si congeda, sceglie la solitudine insulare, e scrive, critico del suo tempo. Scrive anche Winston Smith, per il Ministero della Verità, riscrive, piega al volere del partito libri già editi, articoli di giornale già redatti. La dottrina si condensa in cultura, la cultura in storia. Apprendimento, comprensione, accettazione. Oltre il blocco imposto dal potere, le diverse forme di psicoreato.

Ma Winston Smith scrive anche per sé, di sé, tiene un diario, resiste al Grande Fratello, percorre personali vie di fuga, perché nel solco tracciato dal sistema totalitario i sentieri a lato annunciano salvezza, «era un solitario fantasma che proclamava una verità che nessuno avrebbe mai udita. Ma per tutto il tempo impiegato a proclamarla, in un qualche misterioso modo la continuità non sarebbe stata interrotta. Non era col farsi udire, ma col resistere alla stupidità che si sarebbe potuto portare innanzi la propria eredità d’uomo». big brother orwell - elleboro editore

In un articolo apparso sulla rivista Polemic nel gennaio del 1946, Orwell tiene fermo un punto, «per scrivere in un linguaggio franco e vigoroso occorre pensare senza paura, e se si pensa senza paura non si può essere politicamente ortodossi».

Non c’è autenticità nell’ortodossia, i libri scomodi vengono banditi, le passioni intristite. Damnatio memoriae, panem et circenses, e il pensiero unico si rigenera dalle sue stesse maglie.

Ogni regime presenta però le sue crepe, e nello spacco si insinuano parole, libri e nuovi mondi: la struttura implode, crolla, c’è lo spazio per ricostruire, è vitale ripartire.

Del resto –  Elogio del rospo, 12 aprile 1946 – «le bombe atomiche si ammassano nelle fabbriche, la polizia si aggira per le città in cerca di prede, le menzogne escono a fiotti dagli altoparlanti, ma la Terra continua a girare intorno al sole e, per quanto possano disapprovare il fatto, dittatori e burocrati non riusciranno certo a impedirglielo».

Soprattutto se a girare con la Terra imparassimo anche noi.

 

Antonio Scerbo


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