Gianni Celati e la valle del Po


Gianni Celati nasce e muore nel primo mese dell’anno, terminando ormai ottantacinquenne, solo pochi giorni fa, a Brighton, il suo personale viaggio, che aveva avuto inizio nel gennaio del 1937, a Sondrio.

Aironi in volo sulla riva del PoNella sua produzione letteraria, a metà degli anni Ottanta, Celati cambia passo: se fino a quel momento il linguaggio adottato stava nelle sperimentazioni tipiche della neoavanguardia, a partire dal 1985, con Narratori delle pianure, diventa scarno, essenziale, descrivendo – anzi, fotografando, se si pensa alla collaborazione dello scrittore con il fotografo Luigi Ghirri – i paesaggi «agricoli uniformi, dove non esiste il pittoresco naturale» della valle del Po, luoghi desolanti e spersonalizzanti, devastati dall’industrializzazione selvaggia del boom economico. Copertina de Narratori delle pianure, di Gianni Celati

«Nessuno sapeva dei posti dove dovevo andare; sembrava fossero per sempre scomparsi dalla testa della gente e dalle cartine stradali», scrive in uno dei racconti di Narratori delle pianure, che insieme al precedente Verso la foce. Reportage, per un amico fotografo – testo edito nel 1984, per il catalogo della mostra Viaggio in Italia, frutto della collaborazione tra Celati e Ghirri – e ai successivi Quattro novelle sulle apparenze e Verso la foce, tanto deve al rapporto tra lo scrittore e il fotografo e al loro pellegrinaggio nella valle del Po.

Ancora in Narratori delle pianure, «Scendendo di macchina il muro d’una fortezza in prospettiva si rivelava una lunga fila di case del dopoguerra, con negozi di abbigliamento, di articoli sportivi, di elettrodomestici, molti bar. Dall’altra parte questo paese si apriva verso terreni devastati; macerie, fino ad un punto lontano dove vedevo solo sassi e mota. Sembrava d’essere in un avamposto, dei cani rovistavano in un mucchio di spazzatura», riportando senso di spaesamento, la fatica della percezione nella ricerca, destinata a fallire, di punti di riferimento, in un avvilente gioco di rimbalzi tra le luci della società dei consumi e la polvere che fatalmente ne consegue.Albero spoglio nella pianura del Po

La scrittura di Celati galleggia in una zona di indistinzione, di sospensione dello spazio e del tempo, e nella stessa assenza di coordinate gravitano gli abitanti della valle del Po, da una parte stupiti dai clamori della metropoli, dall’altra persi nella muta decadenza delle loro abitazioni, misere costruzioni disseminate nei pressi del fiume, per la pianura.Copertina di Verso la foce, di Gianni Celati

La postmodernità del resto non ha volto, offre se mai paesaggi i più contrapposti, che confluiscono in un insieme eterogeneo, Verso la foce, «Lo stradone si allarga e camminando ritrovo il canale Volano, poi lo stabilimento dell’idrovora. C’è una placca di bronzo: CONSORZIO DELLA GRANDE BONIFICA FERRARESE, STABILIMENTO IDROVORA DI CODIGORO. A rilievo sulla placca raffigurato l’impianto d’una idrovora che però sembra una grande diga, con molta acqua che scende come se fossero le cascate del Niagara, e l’artista ha dunque un po’ esagerato», uno spaccato altrettanto peculiare del contesto quanto quello in cui «In una striscia di prato tra le risaie, centinaia di gabbiani accalcati strillavano tutti come disperati. Comincia a piovere, una donna esce da un cascinale per ritirare il bucato, degli uccelli si rifugiano tra i rami d’una grande quercia sotto il cielo buio».

Copertina de La bicicletta. Dicono di lei. Pedalate d'autore - Elleboro EditoreE forse anche allo scrittore sarà capitato, proprio nella valle del Po, di veder pedalare la gente del luogo, donne e uomini di bassa estrazione che avevano nella bicicletta il loro principale mezzo di trasporto, come testimoniano, tra gli altri, Paisà di Federico Rossellini, o La donna del fiume di Mario Soldati. La saga de Il mulino del Po, di Riccardo Bacchelli, lascia che un secolo di storia si snodi in quelle stesse zone.

Le suggestioni, accresciute dai testi allucinati di Celati, di certo non mancano, e probabilmente qualche pedalata appassionata permetterebbe di percepire la natura ultima della valle del Po: conta oltre cento chilometri la Destra Po, la ciclovia più lunga di Italia, un itinerario che da Stellata di Bondeno porta a Gorino Ferrarese, alla foce del Po.Piccole imbarcazioni ormeggiate sulla riva del Po al tramonto

E forse, in quel punto esatto, si potrebbe avere la fortuna di intendere il senso di quelle parole tratte ancora dal Gianni Celati di Verso la foce, «Un grande fiume che arriva a destinazione aprendosi a ventaglio in sei bracci: come se questa fosse la tendenza di tutto qui, aprirsi andando alla deriva verso il mare, raggiungere una foce dove tutte le apparizioni si eclissano ridiventando detriti».

 

Antonio Scerbo


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