Fu per lui la gran ventura morir savio e viver matto


El Ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha non è semplicemente una pietra miliare della letteratura: è da più parti considerato il romanzo generativo della letteratura spagnola. E mondiale.

Vive nell’immaginario collettivo da tempo immemore, Don Chisciotte della Mancia. cervantes - elleboro editore

Pubblicato in due volumi, il primo risale al 1605, il secondo al 1615 — in risposta all’apparizione, nel 1614, di una copia apocrifa ad opera di Fernández de Avellaneda.

L’autore del Don Chisciotte, Miguel de Cervantes Saavedra, muore il 23 aprile del 1616, al culmine di una vita essenzialmente fuori dall’ordinario.

Nasce il 29 settembre del 1547 ad Alcalá de Henares, quarto di sette figli. Dal carattere riservato, balbuziente, sin da giovane Miguel capì che avrebbe dovuto addentare il destino:  accusato ingiustamente di aver ferito in duello nel recinto di Palazzo Reale, a Madrid, il muratore Antonio de Sigura, a 22 anni fuggì in Italia.don chisciotte - elleboro editore 2

Forse in un impeto trasfigurante, Franz Kafka ne scrisse in Er, «Tutta la Spagna rideva di lui, per questo a Don Chisciotte non restò altro che emigrare. Come puoi continuare a vivere in un paese dove tutti ridono di te? Per questo, viaggiò lungo la Francia del Sud, e lì incontrò brave persone, con cui fece amicizia; poi attraversò le Alpi, in inverno, tra fatiche e dolori indicibili. Dunque, capitò nella pianura padana, che non gli piacque molto, e infine, finalmente, approdò a Milano».

È certo invece che Cervantes a Roma prestò servizio come domestico di camera del cardinale Giulio Acquaviva, prima di imbarcarsi, nel 1571, sulla galea Marquesa della flotta della Lega Santa e divenire il monco di Lepanto: debilitato dalla febbre, comunque deciso a combattere, nel corso della celebre battaglia contro i Turchi di Meḥmet ’Alī pascià fu ferito al petto e perse l’uso della mano sinistra.

Segue un periodo nebuloso nella storia di Miguel de Cervantes, almeno fino al 1575, quando, salito a Napoli sulla galea El Sol, si accinge a riprendere la via di casa.

La sorte, ancora, non è clemente, e in prossimità delle coste francesi la El Sol, ferma sulle acque in seguito a due tempeste, venne assalita dai corsari barbareschi guidati dai fratelli ottomani di origine albanese Arnaut Mami e Dani Mami. Insieme al resto dei passeggeri, Cervantes fu fatto prigioniero e incarcerato ad Algeri. cervantes - elleboro editore 2

Al netto delle disavventure, Miguel de Cervantes pubblica il suo primo romanzo, La Galatea, nel 1585, incassando una cifra ragguardevole per i tempi, 120 ducati. E sulla scia dell’entusiasmo scrive anche diversi testi teatrali.

Sposa la giovane Catalina de Palacios nel 1584, e con lei vive tra la Castiglia e la Mancia, a Esquivias, in un’insolita tranquillità.

Idillio che termina quando in Andalusia Cervantes si impiega come procacciatore di viveri per la flotta spagnola prima, e come riscossore delle tasse poi. Siamo intorno al 1587.

Dieci anni dopo finisce nuovamente in carcere, a Siviglia, per illeciti amministrativi, e scontata la pena ripiega su Valladolid con parenti e amici.

Sospettato di un altro omicidio — il cavaliere Gaspar de Ezpeleta fu ritrovato cadavere davanti alla casa dei Cervantes — in galera per un giorno e mezzo, durante il processo fu costretto a sorbirsi anche le numerose deposizioni contro le donne di famiglia, additate come prostitute.

Da lì a qualche anno, però, il riscatto, con El Ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha, prima di spegnersi nel 1616, ed essere seppellito nel convento delle Trinitarie Scalze a Madrid.

 

Giace qui l’hidalgo forte

che i più forti superò,

e che pure nella morte

la sua vita trionfò.

Fu del mondo, ad ogni tratto,

lo spavento e la paura;

fu per lui la gran ventura

morir savio e viver matto.

 

don chisciotte - elleboro editore 3Ma non si dimentichi l’accorato appello di uno tra i più grandi conoscitori di Miguel de Cervantes, Miguel de Unamunno, che invitava a salvare Don Chisciotte dal sepolcro per liberare, così, la fantasia.

Michel Foucault avrebbe poi scritto sul Don Chisciotte in Le parole e le cose: «è la prima delle opere moderne poiché in essa si vede la crudele ragione delle identità e delle differenze deridere all’infinito segni e similitudini, poiché il linguaggio, in essa, spezza la sua vecchia parentela con le cose, per entrare in quella sovranità solitaria da cui riapparirà, nel suo essere scosceso, solo dopo che è diventato letteratura; poiché la somiglianza entra così in un’età che per essa è quella dell’insensatezza e dell’immaginazione».

Il che, secondo Foucault, causa «nella cultura occidentale moderna, il fronteggiarsi della poesia e della follia. Ma non è più il vecchio tema platonico del delirio ispirato. È il segno di una nuova esperienza del linguaggio e delle cose».

E per quanto folle, nemmeno il nostro cavaliere dalla trista figura avrebbe potuto reputare le sue gesta capaci di tracciare un segno indelebile, oltre che nella storia della letteratura, per certi versi anche in quella del pensiero.

 

Antonio Scerbo


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