Riconosciamolo: è bene avere a disposizione il diavolo


La dimensione del tempo e dello spazio a cui appartiene lo scrittore ha confini labili, e per quanto la sua opera possa trovare contestualizzazione, qualcosa della poetica, anche se in filigrana, trascende ogni limite, offrendosi a un al di là di interpretazioni, riletture, decodifiche.

Anticamente si pensava che il poeta fosse invaso dal dio, diventandone un tramite, desoggettivantosi, spersonalizzandosi: l’arte non ha del resto alcuna ragion d’essere, nessun senso, se passata al setaccio del sistema.

Nel maggio di 130 anni fa, tra le ombre meridiane di un secolo che volgeva al termine nasceva Michail Afanas’evič Bulgakov, l’autore de Il Maestro e Margherita. bulgakov 2 elleboro editore

Nato a Kiev, Bulgakov racconterà la sua Russia, e a voler alzare lo sguardo l’anima nera del Novecento, di quel tempo in cui l’idea si fece ideologia, e le cui scelleratezze erano forse già state previste da Fëdor Michajlovič Dostoevskij ed esemplarmente trasfigurate ne I demoni, dove, citando il Vangelo di San Luca, è scritto in esergo: «Usciti adunque i demoni da quell’uomo, entrarono nei porci, e la mandra si scaraventò dal precipizio nel lago e annegò».

Sia come sia, il XX secolo e la Russia lasceranno in eredità anche Babel’, Čechov’, Pasternak, Solzeničyn, Tolstoj.

A Kiev, al numero 13 dell’Andriyivskyi Uzviz, o con più probabilità in Russia, nell’appartamento 50 in Bolšaja Sadovaja ulica 10, Bulgakov forse lentamente maturava proprio quel romanzo che sarà osannato dalla critica: Eugenio Montale dalle pagine del Il Corriere della Sera dirà de Il Maestro e Margherita «un miracolo che tutti devono salutare con commozione».

Tribolata la sua gestazione, con diverse riscritture tra il 1928 e il 1940 – si contano sei versioni, la prima confiscata dalla polizia –, e tardiva la pubblicazione, tra il 1966 e il 1967.

Nel 1939 Bulgakov leggeva il romanzo agli amici; alla sua morte il manoscritto restò in possesso della vedova, che era solita darlo in prestito a pochi e fidati amici, e tra questi, la poetessa Anna Achmatova. il maestro e margherita de donato elleboro editore

In Italia si deve a Edizioni De Donato, di Bari, la prima edizione, a cura di Maria Olsufieva e Saverio Vertone, che precede – anche nell’apprezzamento della resa del russo in italiano – la prima edizione Einaudi, con introduzione di Vittorio Strada e traduzione di Vera Dridso. il maestro e margherita einaudi elleboro editore

Il libro, ambientato nella Mosca degli anni Venti, vede intersecarsi più piani: da una parte, la comparsa del mago Woland, nient’altro che il diavolo sotto mentite spoglie, che in compagnia di assistenti e comprimari ha intenzione di realizzare un sabba nella capitale, e dall’altra, il Maestro, che a causa del suo romanzo su Ponzio Pilato – libro nel libro – viene messo ai margini degli ambienti letterari e rinchiuso in un manicomio, lontano dall’amata Margherita. E pur di ritrovare il Maestro – che «non ha meritato la luce, ha meritato la pace» – Margherita accetterà di diventare la regina del «ballo dei cento re», dopo di che Woland e il suo seguito si alzeranno in volo e abbandoneranno Mosca, mentre Pilato e Jeshua riprenderanno da dove si erano lasciati, cercando di chiarire una questione vecchia ormai due millenni.

demonio elleboro editoreA ben vedere, quella del diavolo è una figura che ricorre largamente nella letteratura russa, declinata soprattutto in due termini, бес (bes) e демон (demon): con il primo si indica il demonio, quindi nell’ordine della religione tentazione e peccato, e non è casuale la scelta di Dostoevskij per il titolo del suo Бесы, Besy; con il secondo si intende invece il demone, ovvero un qualsivoglia tipo di spirito, senza alcun tipo di connotazione, tanto meno religiosa.

E in una sorta di contrappeso al demonio, la stoltezza in Cristo, di cui il Maestro può essere considerato per certi versi un rappresentante: vagabondi, solitari e asceti che cercano il distacco dal mondo, personalità assai singolari dotate di un’altra saggezza, di un’altra voce rispetto al pensiero dominante e tutt’altro che salvifico. Si tratta degli idioti, uomini per bontà i più vicini a Cristo: quando nel 1867 a Basilea Dostoevskij vide il quadro di Hans Holbein il Giovane, Il corpo di Cristo morto nella tomba, ne rimase folgorato, e due anni dopo diede alle stampe Идио́т, Idiót, L’idiota. stolto in cristo svedomsky elleboro editore

C’è poi una zona di indistinzione, pensiamo, forse chiara agli occhi di Bulgakov, in cui il misticismo tocca il demonismo, confondendovisi: l’estasi viene presa per possessione, il sorriso per ghigno.

Ma il diavolo è immancabilmente il male? Perché in definitiva Woland vuole salvare il romanzo del Maestro – «i manoscritti non bruciano» – e  rendere immortali i due amanti?

faust goethe elleboro editore«Ma allora chi sei tu, insomma? Sono una parte di quella forza che eternamente vuole il male ed eternamente compie il bene», leggiamo nell’epigrafe de Il Maestro e Margherita. Bulgakov conosceva dunque il Faust di Goethe.

E Andrzej Drawicz conosceva l’opera tutta di Michail Afanas’evič Bulgakov: ne Il Maestro e il Diavolo infatti afferma, «Riconosciamolo: è bene avere a disposizione il diavolo».

Che ci sia da distinguere tra il diavolo e il male?

Forse la risposta è proprio (ne) Il Maestro e Margherita. Leggiamolo ancora.

Leggiamo Bulgakov – Diavoleide, I racconti di un giovane medico, La guardia bianca, I giorni dei Turbin, Cuore di cane, Uova fatali, Le avventure di Čičikov, Romanzo teatrale, L’isola purpurea – ancora attuale, a 130 anni dalla sua nascita.

 

Antonio Scerbo


Condividi!

via di Gaibola 17/3 40136 Bologna
p.iva 03646591200