Mia svergolata Milano


Carlo Emilio Gadda nasce a Milano il 14 novembre del 1893, e proprio muovendo dalla città meneghina ha tracciato un solco nella letteratura del Novecento, per il linguaggio, lo stile, la poetica.

Italo Calvino in Lezioni americane a proposito di Gadda scrisse che «cercò per tutta la vita di rappresentare il mondo come un garbuglio, o groviglio, o gomitolo, di rappresentarlo senza attenuarne affatto l’inestricabile complessità, o per meglio dire la presenza simultanea degli elementi più eterogenei che concorrono a determinare ogni evento», e ancor prima di Calvino su Gadda si era espresso anche Alberto Arbasino in Genius Loci, «la complessa ricchezza linguistica e tematica dell’opera gaddiana, così visceralmente composta e tramata, e sardanapalesca, e pantagruelica, continua a sollecitare una pluralità di letture, a diversi livelli, lungo differenti parametri, secondo i più svariati presupposti e pregiudizi: a costo di razionalizzare fin troppo lucidamente attraverso nitidi procedimenti di schede e di referti quel suo atrabiliare viluppo di fantasticate irrisioni e di furie compossibili».la cognizione del dolore - gadda

Difficile quindi, e forse anche pretenzioso, aggiungere elementi di rilievo che possano dare un orientamento all’interno della complessità di insieme di Gadda: facile se mai perdersi nei sentieri che Gadda nella sua opera dipana senza soluzione di continuità, nella potenzialità a tratti selvaggia delle parole, che Gadda, soprattutto Gadda, addomestica e offre ai suoi lettori.

Non un personaggio anonimo, Gadda, non una figura da confondersi tra le tante, tutte prese nell’affaccendarsi tipico della Milano della nascente borghesia, «grande grosso, sembra un ingegnere delle ferrovie e un impiegato al catasto. […] Nella stanza occupa tutto lo spazio e non per la sua misura, che egli cerca di contenere: ha un alone come un motore surriscaldato. Siamo seduti l’uno in faccia all’altro, e adesso siamo in due a scusarci. Di che? Di non essere morti sotto le bombe? Di aver attraversato indenni quella stupidaggine che è la guerra?», si legge nel Valentino Bompiani di Vita privata, e a tracciare un profilo dell’autore de La cognizione del dolore ci pensa anche l’Alberto Vigevani di Milano ancora ieri, «era, quando lo conobbi, ingegnere d’aspetto fino alla punta del naso polputo che troneggiava arcimboldescamente, come una pera o una melanzana, tra gli occhi un po’ da gufo nel volto ovale, se si toglie l’accentuata rientranza del mento. Vestiva come gl’ingegneri lombardi, corpo plasmato dal Politecnico, e il cui modello in fatto d’abbigliamento era l’aristocrazia della Edison e sue consociate: sempre grisaglie scure col gilè accollato e i calzoni che si afflosciavano in pieghe sopra i polacchini neri mai troppo lustri, che sarebbe stato segno di fatuità. Abitavamo vicino, lui in largo Rio de Janeiro, io in viale Romagna. Talora, tornando dal caffè, lo accompagnavo a casa e lui, per quella sua compiaciuta e insistita deferenza del tutto fuori luogo nei miei riguardi, si voleva obbligato, giunti sulla soglia di casa sua, a fare dietrofront per riaccompagnarmi ed io a mia volta ritornavo con lui finché non dovevo interrompere quel moto pendolare, che minacciava di divenir perpetuo, dicendo che era il caso di lasciarci a metà strada».l'adalgisa - gadda

Gadda di Milano conobbe gli estremi, da una parte la volontà di ascesa sociale permeata dall’etica del lavoro e tradotta ne «l’assiduità pertinace delle incombenze del giorno, la legittima brama del guadagno, del benessere. Credere e operare nel bene, cavar zecchini il più onestamente possibile dal tempo mortale. Tutto si adempie a Milano, in una sicura esattezza, che è garanzia di conforto del vivere, incitamento ad avere fede nel domani e, soprattutto, nell’oggi» e  ne «i lavoratori indefessi, consiglieri, sindaci, amministratori, presidenti, negli anonimali consessi, non con-cedevano un minuto allo svago, non dirò all’ozio. La loro vita era esclusivamente dedita alla famiglia e al lavoro: (indefesso)», rispettivamente in una dichiarazione nella trasmissione RAI L’approdo e in L’Adalgisa, e dall’altra il tentativo costante di sfangarla con quel poco di cui si dispone, resistendo alla miseria dei giorni caratterizzante lo stratto più umile e povero della popolazione, nelle case di ringhiera, ne L’incendio di via Keplero, «se ne raccontavano di cotte e di crude sul fuoco del numero 14. Ma la verità è che neppur Sua Eccellenza Filippo Tommaso Marinetti avrebbe potuto simultanare quel che accadde, in tre minuti, dentro la ululante topaia, come subito invece gli riuscì fatto al fuoco: che ne disprigionò fuori a un tratto tutte le donne che ci abitavano seminude nel ferragosto e la lor prole globale, fuor dal tanfo e dallo spavento repentino della casa, poi diversi maschi, poi alcune signore povere e al dir d’ognuno alquanto malandate in gamba, che apparvero ossute e bianche e spettinate, in sottane bianche di pizzo, anzi che nere e composte come al solito verso la chiesa, poi alcuni signori un po’ rattoppati pure loro, poi Anacarsi Rotunno, il poeta italo-americano, poi la domestica del garibaldino agonizzante del quinto piano, poi l’Achille con la bambina e il pappagallo, poi il Balossi in mutande con in braccio la Carpioni, anzi mi sbaglio, la Maldifassi, che pareva che il diavolo fosse dietro a spennarla, da tanto che la strillava anche lei», e nel Kremlino, l’edificio «teatrale, pizzuto, e dolomitico, ma soprattutto assai sciocco» costruito presso il Nuovo Politecnico, in Pianta di Milano – Decoro dei palazzi, «quell’arzigogolato castello si riempì d’una turba di inquilini occasionali maschi e femmine (russi profughi, levantini con berretto basco, greci di Smirne riconquistata dall’Ataturco, ebrei d’Ucraina, violinisti polacchi, neo-ungheresi in attesa di divorzio, venditori di tappeti, ecc.) che friggevano le ova in camera da letto e cacavano a turno dentro i pochi cessi disponibili: e di tanto in tanto procuravano anche un po’ di lavoro alla Regia Questura, come non ne avesse abbastanza del suo».le meraviglie d'italia - gadda

Estremi forse in apparenza, forse lati di una stessa medaglia, di una Milano viva e pulsante nel pieno del Novecento e nella penna di Gadda, capace di far convivere la freddezza realistica dell’analisi e le suggestioni della poesia – «Milano è la scansia d’ogni possibilità, d’ogni idea che possa diventare industria, o commercio. Non vi è industria, o commercio che non sia rappresentata a Milano», in Carabattole a Porta Ludovica, e «alle ore della notte tu ti rivolti nel letto e un qualcosa ti opprime: magari la cattiva coscienza, ma è più probabile che sia invece il Nabucco. Tu li senti: la città s’è purgata dei rumori e non più frastorna, con il suo trambusto, il corso delle tacite stelle. Allora ti pare di destarti da quella gran pena del vivere, di aver dimesso, risvegliandoti, una soma che troppo faticavi a potarla: e nell’ora buia e silente ti arriva lo sdrusciare di una ramazza sopra l’asfalto», in Le meraviglie d’Italia – che infine si fondono nell’incanto della contemplazione della città, «avevo gli occhi di fuori, alla sera: sui tegoli e su comignoli della mia svergolata Milano; tra i camini e i fili e i pali sbirolenti dei tetti arrossati dal  tramonto caldo del luglio, o, poi, del settembre: o nell’ombre, giù tra le viventi, cicalanti immagini di alcuni terrazzini più prossimi, o lungo le ringhiere dei terrazzi sui tetti: vicini, lontani, fino allontano tramonto […] Galliche lame nelle nubi, già cenere, nel tumultuato occidente: cirri d’oro, di fuoco. Lontani monti parevano carovane azzurrine, chiudevano il paese della vita. Guardavo ancora, dall’altro lato, ai vecchi coppi d’un tempo, al campanile delle Ore e, a fianco, ultimo, il sogno alabastrino della mole farsi madreperla ed ombra, sorgere e spiccarsi dall’ombra, come fiamme, le rosse aguglie coi Santi prestati dell’ultima porpora», ancora ne L’Adalgisa.milano dicono di lei elleboro editore

La Milano di Carlo Emilio Gadda e non solo, la Milano dei poeti, degli scrittori e degli artisti che ne hanno portato testimonianza nei secoli si presta a Milano. Dicono di lei | Caccia al tesoro letteraria, un progetto di Elleboro Editore, prodotto da Minima Theatralia e Duperdu, con la collaborazione di Mammafotogramma e X City Tours, un tour virtuale per le vie della città cui chiunque può partecipare: basta un semplice click sulla pagina dedicata del sito di Elleboro Editore e la voglia di avventurarsi tra i quesiti che verranno posti sulla città meneghina… E chi arriverà in fondo otterrà il tesoro.

Se si desiderasse saperne di più, si può leggere l’articolo dedicato a Milano. Dicono di lei | Caccia al tesoro letteraria, con in fondo anche le FAQ (Frequently Asked Questions) relative all’evento.

 

Antonio Scerbo


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